martedì 18 dicembre 2012

Per tutti quelli che affermano "se usciamo dall'euro:cavallette, peste, inflazione e benzina alle stelle"

"Se usciamo dall'euro sarà un disastro"
"Se usciamo dall'euro avremo l'inflazione alta come in Argentina!"
"Se usciamo dall'euro avremo una moneta svalutata e non potremo più permetterci le materie prime"
"Se usciamo dall'euro avremo una svalutazione che ci farà svendere le nostre aziende"
"Se usciamo dall'euro..."

E'mmo basta! Ogni qual volta si assiste ad un pietoso spettacolo televisivo riguardante temi economici, gli ospiti propinano opinioni totalmente campate per aria come assiomi fondamentali.
Economisti e politici, passando per giornalisti e gente passata di li per caso, si lasciano andare a paternalismi e bacchettate verso coloro che solamente osano immaginare come possibile alternative strategy quella di abbandonare la moneta unica, e quindi l'eurozona. Giammai! Ciò non può assolutamente essere contemplato nelle loro acute menti, raffinatissime. Al suono di:

"L'euro ci affratella"
"L'euro ci ha arricchito"
"L'euro è il nostro passato, presente e futuro"
"L'euro...qualunque cosa mi stia passando per la calotta"

luogocomunisti e piddini starnazzano, scimmiottano e pappagalleggiano i loro miti ed eroi come Bersani, Monti, Alfano, Letta (tutti e due ovviamente),etc (lista troppo lunga).

"Se usciamo dall'euro sarà un disastro" è geniale. E' una frase al contempo senza senso e generale che difficilmente può essere smontata. Forse solo una persona dotata di grande acume potrebbe disarcionare i cavalieri del Partito Unico dell'Euro. Io non sono quella persona, quindi mi tocca passare al punto successivo, sperando di aver maggior fortuna.

"Se usciamo dall'euro avremo un'inflazione alta come in Argentina". Su questa mi posso permettere di dire un paio di cosucce. La prima è che l'aggancio tra pesos argentino e dollaro fu molto più violento che l'aggancio lira-euro(leggere: marco tedesco). Ecco perchè l'Argentina ha sofferto e soffre tuttora di livelli di inflazioni nominali e reali di valore consistente. Secondo: l'Italia ha già vissuto uno sgancio valutario, ovvero quello dallo Sme nel 1992. Nonostante economisti e politici sostengano che l'inflazione crebbe e che quindi ciò conferma la tesi che è meglio rimanere chiusi nel ripostiglio europeo, in attesa che qualche galantuomo decida di aprirci la porta.
Le cose però sono andate diversamente. L'indice dei prezzi al consumo, o inflazione, non crebbe, ma decrebbe di 0,5 punti percentuali annuali, nel biennio 1992-1994.

Fonte: Rischio Calcolato


Questo dovrebbe rassicurare tutte quelle persone che sono state terrorizzate dagli amici del Partito Unico dell'Euro. Infatti non è detto che una svalutazione monetaria del 20% si trasferisca in un aumento della stessa percentuale dei prezzi, la base di costo industriale è semplicemente un fattore, e non sempre il più determinante, di quello che poi è il livello definitivo di inflazione. Fortunatamente le dinamiche che governano i prezzi sono più complesse di quello che vogliono farvi credere.


"Se usciamo dall'euro avremo una moneta svalutata e non potremo più permetterci le materie prime"
Questo timore è stato installato brutalmente nelle menti dei piddini. Lo stupro è stato violento e questo è il risultato. Pensando al caso 1992 l’incidenza delle materie prime importate fu una componente che incise poco sul prezzo finale dei beni. Anche la benzina ebbe un aumento ben minore dell’incremento del costo del petrolio in lire dovuto alla svalutazione. Semplicemente perchè:
Se svalutiamo del 20% e, seguendo il ragionamento piddino, questa percentuale si dovrebbe trasferire sul costo della benzina. Cosa significa? Ipotizziamo che il costo della benzina diventi di 1800 lire  e che la nostra uscita dall'euro ci riporti ad una lira svalutata del 20%. La benzina dovrebbe aumentare di 360 lire, ed arrivare così a 2160 lire. Scusate!?! Non abbiamo le accise che compongono circa il 60-70% del costo effettivo della benzina? Potremmo semplicemente decurtare le accise del 30-40% ed avere così il distributore che eroga benzina a circa 1400 lire.

"Se usciamo dall'euro avremo una svalutazione che ci farà svendere le nostre aziende"
La fantasia del piddino non ha davvero limiti. E' ormai credenza diffusa che le nostre aziende sarebbero a rischio compravendita straniera nel momento in cui l'uscita dalla moneta unica ci regalasse una liretta brutta, puzzolente e quindi fortemente svalutata. Innanzi tutto questo timore è già in antitesi piddina che vuole l'isolamento italiano dai mercati internazionali. Tradotto nessuno verrebbe più ad investire e a portare i soldi nel bel paese. Tralasciando codesta pignoleria concentriamoci sull'effettivo prezzo delle aziende italiane. Per chi volesse acquistare un'azienda nostrana, la crisi ha già fatto uno sconto che varia dal 45% al 75%. Quindi un ipotetica svalutazione del 25% andrebbe moltiplicata allo sconto effettuato dalla crisi: 0.45X0.25=0.11 che tradotto sarebbe circa il 10% di sconto ulteriore. Trascurabile rispetto al crollo delle quotazioni delle nostre multinazionali.

"Se usciamo dall'euro" non sarà sicuramente una passeggiata. Chi pensa che basta svalutare per recuperare competitività non sta facendo informazione. Sarà e sarebbe difficile, complicato. Dovremmo fare molti sacrifici. Però saremmo padroni del nostro destino. Potremmo attuare liberamente le politiche economiche, fiscali, del lavoro, energetiche, che riterremmo opportune; senza essere soggiogati e sobillati da interessi più grandi e lontani (geograficamente). Anche per chi pensa che nel mondo globalizzato in cui siamo solo l'eurozona, nella sua interezza, possa affrontare le sfide che verranno lanciate dai Brics e dai paesi in via di sviluppo che, con la loro ricchezza di manodopera e materie prime, ci annichilirebbero. Come negli anni successivi alla guerra competemmo con Stati Uniti, Giappone, Germania e Russia, anche domani potremo competere con Cina, Brasile, Nigeria, Australia. Solamente se riacquisteremo la nostra sovranità che ci permetterà di attuare politiche adatte alle nostre caratteristiche, invece di scimmiottare goffamente paesi come la Germania, Finlandia e Olanda che niente hanno a che vedere con noi. Con tutto il rispetto ovviamente!

lunedì 17 dicembre 2012

Ecco perchè il debito pubblico è aumentato durante il governo Monti

Recentemente è uscita la notizia che il debito pubblico italiano ha sfondato la barriera dei 2000 Mld di euro. Un motivo in più per riaffermare il concetto corruzionecastadebitopubblicobrutto, che tanto piace ai vostri amici luogocomunisti e piddini. Sorge però spontanea una domanda. Ma Mario Monti non doveva subentrare a "voi sapete chi" per mettere in ordine i nostri conti pubblici? Come è stato mostrato in un post precedente tutti gli indicatori economici, a parte il differenziale dei bond italiani contro i bund alemanni, sono peggiorati. Nonostante l'introduzione dell'Imposta Municipale Unica che, come gettito, ha portato finora (esclusa ovviamente la seconda tranche di questi giorni che si aggira sui 14 Mld di euro) nelle casse dello stato circa 10 Mld di euro, i nostri fondamentali non sono migliorati. E non potranno ovviamente migliorare. Se la pressione fiscale aumenta il potere d'acquisto delle famiglie, viene compresso. Ne consegue che i consumi in questo modo non potranno mai ripartire. La tanto odiata spesa pubblica è leggermente lievitata. Quindi se il bilancio dello stato equivale a T-G (dove T=tasse e G=spesa pubblica) e le variabili T e G crescono della stessa proporzione, è ovvio che la loro differenza sarà la medesima. Perchè il nostro debito pubblico è aumentato di circa 6 punti percentuali? Sembrerebbe inspiegabile. In realtà dobbiamo voltare lo sguardo verso l'europa, intesa come Unione Europea. In particolar modo verso l'European Stability Mechanism, ovvero l'ESM. Questo meccanismo di stabilità prevede che ogni singolo stato aderente all'area monetaria, versi una percentuale del proprio PIL in favore del fondo stesso che sarà utilizzato per combattere le criticità dei paesi in difficoltà. Gli aiuti saranno inviati al paese che ne farà espressa richiesta e riguarderanno assistenza finanziaria alla nazione in difficoltà e l'acquisto titoli di stato sul mercato primario. L'unica e piccola postilla è che per ottenere il conio dall'ESM, lo stato dovrà firmare un "memorandum" concernente strettissime regole dettate dal board del fondo salvastati. Sostanzialmente verrà ceduta in blocco la sovranità riguardante la politica fiscale, del lavoro, industriale ed economica del paese. Ossia un totale perdita di sovranità.

L'Italia ha versato circa 45 Mld di euro all'ESM. Soldi che sono poi prestati a paesi come Portogallo, Grecia, Irlanda e Spagna, per permettere loro di ricapitalizzare le banche. Questo tipo di ricapitalizzazione non va verso il tanto sperato funding for lending, ma è indirizzato al riacquisto da parte delle banche nazionali dei titoli pubblici detenuti da soggetti stranieri. Quindi noi stiamo finanziando il riacquisto dei titoli junk degli altri quattro paesi PIIGS dai creditori del nord europa. Questa è l'Unione Europea! Non è un sistema di stati che si integrano tra loro e cedono parte delle proprie sovranità nazionali per raggiungere quel livello di cooperazione che permetta loro di fronteggiare le sfide economico-sociali del futuro. E', invece, un insieme di istituzioni economiche sovranazionali non elette democraticamente e controllate da board formate dai paesi del nord europa, e dai paesi del sud europa fatti commissariare. Giusto per raggiungere quel livello di maggioranze bulgare durante le varie votazioni. Perchè l'immagine conta!

Ricapitolando è possibile affermare che i nostri conti di debito pubblico non tornano semplicemente perchè stiamo finanziando gli altri paesi che devono ripagare Germania, Francia, Olanda, Finlandia e Lussemburgo. Forse qualcuno si aspettava che le nazioni nord europee decidessero finalmente di socializzare le nostre perdite (causate dalle loro politiche economiche). Non è stato così.
Questo unito all'alleggerimento da parte, per esempio, di Deutsche Bank che causò l'inizio dell'incubo spread vendendo circa 7 Mld di nostri titoli pubblici, e scatenando un effetto domino non ancora terminato.

Sarà ripetitivo. Davanti però a queste verità, evidenti e lampanti, affermare che la soluzione è più Europa sembra, come diceva Keynes, una soluzione controintuitiva. Gli unici vantaggi provenienti da questo abominio europeo sono stati aiutare gli individui mentalmente svantaggiati e alleggerire i loro zaini di calcolotraci atte a contaggiare ogniqualvolta viaggiavano all'estero il costo di un caffè o di un BigMac. Oltrechè permetterci di viaggiare senza quel pesante e ingombrante documento chiamato passaporto.

venerdì 14 dicembre 2012

Il caso della crisi economica del Giappone...che non c'è

La linea di partenza è ormai quasi vuota. La pistola ha già sparato. Chi è rimasto sui blocchi sarà spazzato via o, semplicemente, messo temporaneamente nel cassetto dei ricordi. La visita di Monti a Napolitano e le sue "dimissioni" hanno, di fatto, aperto la campagna elettorale. Unito, ovviamente, alle piroette di Berlusconi sul "forse riscendo in campo". Fatto sta che la campagna non sarà giocata soltanto dagli attori che si contenderanno i posti in parlamento. Ma anche dai gruppi di potere e pressione che saranno dietro quegli individui che si batteranno fino all'ultima assurda promessa. Giornali, giornalisti e, in questo caso, pseudo economisti sono partiti con la solita disinformazione. Atta a creare quel solito senso di panico nella gente e ad orientarli verso una formazione politica particolare e gradita.

Da circa un mese si è soliti leggere articoli riguardanti "paesi sull'orlo di una crisi". Ovviamente non paesi qualunque. Stati che hanno fatto della politica economica centralizzata il loro policy style. Il Giappone sarebbe secondo Zingales e i simpatici amici del Sole 24Ore sull'orlo di una crisi che, nel giro di tre anni, lo porterebbe al medesimo livello critico della Grecia. Si. Avete letto bene. La Grecia. Lo spauracchio delle prossime molto venture elezioni giapponesi e, soprattutto, delle dichiarazioni del probabile futuro leader riguardanti la volontà di attuare una forte politica monetaria espansiva sta generando panico nell'entourage del PUD. Il Partito Unico dell'Euro. La mission dei seguaci del PUD è screditare il più in fretta possibile tutti coloro che attueranno politiche centralizzate ed espansive, atte a risolvere i problemi di contrazione del PIL e del saldo di conto corrente. Semplicemente perchè se la gente scoprisse che quelle sono le uniche reali soluzioni che proprio noi dovremmo praticare, dopo aver riacquistato la sovranità monetaria, crollerebbe il castello costruito da menzogneri e ignoranti "Ue way of life".

Il primo luogocomunismo che sarebbe portato come esempio è l'ormai famoso, nonchè trito e ritrito, debito pubblico. Se l'Italia ha un enorme debito pubblico, per il Giappone non esiste un aggettivo adatto a definirlo. Se quello italiano si attesta attorno ai centoventisette punti percentuali rispetto al prodotto interno lordo, quello del Sol Levante si aggira sul duecentotrentatre percento. Una cifra capace di zittire chiunque, anche un piddino. Dopo aver ripreso fiato e vigore vedremmo il nostro caro amico luogocomunista scagliarsi contro lo stato spendaccione, brutto, corrotto, abitato dalla casta che vive di sola corruzione. Che bella favola.
Utile fare una prima precisazione. Vero è che il debito pubblico è di tale dimensione. Bisognerebbe però chiedersi chi sono i detentori. Eccovi serviti:


Dopo aver speso diversi post sull'importanza e sulla veridicità della teoria che vuole il debito estero e privato come cause principali della crisi economica di un paese, il grafico soprastante ci mostra come sia impossibile qualunque tipo di paragone tra Giappone e Grecia, nonchè Italia. Meno del dieci per cento del debito sovrano giapponese è in mano straniera. Il che significa che la maggior parte è detenuto da persone fisiche o giuridiche interne allo stato stesso. Quindi sono sicuramente al riparo da ogni tentativo di speculazione e/o attacco di vario genere.

Questa è un'altra differenza sostanziale tra Grecia e Giappone, che i nostri amici Zequila (Zingale) e gli amici del Sole 24Ore ignorano totalmente.

Fonte: Imf Data & Statistics

Il grafico riporta il saldo di conto corrente del periodo 2006-2014. Ogni tentativo di paragone risulta essere totalmente insensato e privo di qualunque tipo di fondamento matematico-economico. Come farebbe il Sole Levante,  tra soli tre anni, a raggiungere il livello greco se negli ultimi 10 non è mai andata in deficit di saldo delle partite correnti. Ossia, tradotto, non ha mai importato più di quanto esportasse? Oltretutto come farebbe il Giappone ad andare in affanno se, semplicemente e legalmente, potrebbe stampare moneta o attuare qualunque altro tipo di policy espansiva semplicemente stampando moneta? Azione che non potrebbe essere messa in pratica dalla Grecia in quanto, sfortunatamente il suo tentativo di referendum sull'euro si è concluso con un commissariamento da parte dell'Unione Europea.

Avendo già parlato in post precedenti dell'importanza dell'indebitamento estero di un paese è interessante osservare che posizione assumono, su questo indicatore, alcuni tra i paesi più discussi dell'ultimo periodo.


Il grafico riporta il NIIP (Net International Investment Position) rispetto al PIL delle economie dei paesi stessi. Il Giappone risulta essere in forte credito verso l'estero, maggiormente rispetto alla Germania. Lo stesso non si può dire degli stessi PIIGS. Come può il Giappone essere sulla strada greca se hanno una differenza di posizione verso l'estero ci circa centocinquanta punti di PIL. I nostri amici Zequila e Co non lo sanno. Semplicemente perchè non prendono in considerazione questi dati. Semplici e ormai fruttiferi sono diventati gli attacchi allo Stato spendaccione, al debito pubblico, etc.

Questo è l'ennesimo esempio di come la disinformazione produce danni all'elettorato. Se le persone avessero semplici spiegazioni e dati incontrovertibili, le loro opinioni su questo euro, questa europa e questi giornalisti menzogneri sarebbero probabilmente diverse.

giovedì 13 dicembre 2012

Un pinnipede nel "Il tramonto del Sole(24Ore)" - Parte 2

Ebbene sì. Il glorioso giornale, fondato nel 1865, è rientrato prepotentemente nella mia quotidianità. Così, dopo pranzo, in attesa di smaltire il pranzo, un po' troppo pesante, ho deciso di sfogliare il Sole in attesa che la digestione facesse il suo corso. Sciocco fui io a pensare che il fruscio delle pagine sfogliate mi avrebbe regalato attimi di serenità. Che mi avrebbero permesso di riprendere con vigore i lavori in sospeso.

L'articolo in questione è di Fabrizio Forquet, intitolato "il tradimento della crescita".
Forquet, che chiameremo "er foca", prende spunto da un'affermazione di Krugman, ossia «È come la medicina del Medioevo: salassavano i pazienti per curarli e, quando il sanguinamento li faceva star peggio, li salassavano ancora di più». Er foca non ci sta a farsi bacchettare da un premio Nobel americano, e quindi sicuramente borioso e inopportuno, per la serie "la crisi l'hanno creata loro".
Er foca va al contrattacco. Il primo cavallo di battaglia scelto è il più classico, il debito pubblico. Secondo er foca, Paul Krugman "ignora la realtà di un Paese con un debito verso il 130 per cento del Pil e uno spread stabilmente oltre i 300 punti".
Caro er foca. Il problema non è il debito pubblico. Semmai il problema è il debito privato ed estero. Già ampiamente verificato dall'ottimo lavoro di Manasse e Roubini nel lontano 2005. Oltretutto va segnalato che paesi come Giappone e Stati Uniti, hanno un debito pubblico notevolmente superiore al nostro. Eppure, nonostante qualcuno pensa che stiano andando a gambe all'aria, sono e saranno ancora pilastri dell'economia mondiale.

 Er foca decide poi di solidarizzare con Krugman, affermando e sostenendo la medesima tesi che vuole l'inizio, il più immediato possibile, di politiche atte allo sviluppo e alla crescita. Qui pare che il disco si sia nuovamente rotto. E oltretutto risulta anche fuori luogo. Qualcuno dovrebbe spiegarmi, retoricamente, come e da dove sia possibile implementare politiche per lo sviluppo e la crescita economica. Forse in Europa? Se però negli ultimi vent'anni i paesi del nord si sono interessati a noi solo per inondarci con i loro capitali e le loro merci, possiamo forse attenderci ora che decidano si socializzare i profitti (loro) e le perdite (nostre)? Non credo. Oltretutto va aggiunto che se a livello europeo non si è trovato l'accordo sul bilancio europeo e ci si è bloccato sulla questione dell'aggiungere o meno lo 0,01% del PIL europeo al suo stesso bilancio, possiamo forse aspettarci che una soluzione ad un problema strutturale come sono le divergenze nominali tra paesi, possa essere risolto con semplicità e soprattutto all'unanimità? Non credo. A livello nazionale, invece, come possiamo permetterci di spendere e di investire se da una parte non abbiamo potere di stampare moneta e/o attuare politiche monetarie espansive, e dall'altra le politiche di austerità implementate da Monti, e quindi dalla governance europea, ci stanno deteriorando rapidamente e drammaticamente?

Er foca, in seguito, rompe con Krugman e decide di proseguire per la propria strada. Adesso invece che montare la sella del precedente cavallo di battaglia, decide di salire su una carrozza, giusto per darsi un tono! Infatti afferma :"Come è stato evidenziato dalla Banca d'Italia e dal Centro studi Confindustria il Paese ha alle spalle almeno un decennio di crescita perduta. Anni in cui i tassi di interesse bassi e una favorevole congiuntura internazionale avevano creato le condizioni per quelle riforme strutturali che potevano e dovevano rendere più competitiva l'economia italiana. Anni, purtroppo, sprecati, come ha giustamente sottolineato ieri Monti. Proprio mentre la Germania, che all'inizio del nuovo millenio era considerata la malata d'Europa, ristrutturava invece la propria economia preparando il miracolo di oggi"
Imbarazzante e deprimente risulta essere un giornale e un giornalista quando falsificano la realtà delle cose. Sperando che sia stata una svista, o semplicemente una mancanza dettata da altre cause, giusto e doveroso risulta darGli qualche informazione su cui riflettere.

1) La storia dei tassi di interesse bassi è una mezza verità. Appigliarsi sempre a questi tassi di interessi, i quali dopo l'entrata in vigore dell'euro agirono e si abbassarono, secondo il principio della convergenza, insieme a quelli degli altri paesi europei, è dettato dal semplice fatto che si guarda sempre al debitopubblicobruttoecattivo. Er foca, e i suoi simili guardano solo questo grafico:


Da questo effettivamente si può evincere come ci sia stata la "convergenza" dei tassi di interessi sui titoli di stato europei. Peccato però che lo stato non sia l'unico soggetto a doversi indebitare per finanziare le proprie spese. Esistono anche i privati. E sono loro ad essersi indebitati maggiormente tra il 1999 e il 2007. Ma Alberto Bagnai e la Goofynomics ci impongono di dire che se un soggetto si è indebitato, vuol dire che qualcuno lo ha fatto indebitare troppo!
Questi sono, comunque, i grafici che i pinnipedi non prendono mai in considerazione:



Questi ultimi due grafici ci dimostrano come la convergenza dei tassi di interesse sia stata parziale. E' vero come è vero (Di Pietro rulez) che gli spread sui titoli di stato si sono appiattiti. Non è successa la stessa cosa con gli spread sul credito privato. Quindi l'Italia non ha sprecato nessuna grande occasione. Semplicemente perchè non ci è stata. E comunque il debito pubblico italiano, dopo l'ingresso nell'euro, calò di circa dieci punti percentuali. Ulteriore segno chiaro e lampante che il problema non è il debito pubblico. Il busillis, per i pinnipedi e piddini, è da ricercare nel debito privato ed estero.

"Proprio mentre la Germania, che all'inizio del nuovo millennio era considerata la malata d'Europa, ristrutturava invece la propria economia preparando il miracolo di oggi". Perdonatemi la ripetizione.
Sul fatto che la Germania era la malata d'Europa ho qualche dubbio. Nonostante questo affermare che in quel momento gli alemanni, stoicamente, gettarono le fondamenta per l'ennesimo miracolo economico, è tuttavia una verità parziale. Parziale perchè er foca non si è chiesto come hanno fatto, gli amici alemanni, a fare il balzo in avanti. Ecco come hanno fatto:



Il primo grafico ci mostra come la Germania sia in realtà un violatrice seriale dei trattati europei. Infatti la Germania ha sempre mantenuto un tasso di inflazione al di sotto della soglia minima stabilita dalla BCE. Che significa mantenere un'inflazione bassa? Significa avere i propri prodotti maggiormente competitivi sul mercato. E come è stato possibile questo? Con una svalutazione dei salari dei lavoratori (ultimo grafico qui sopra) che ci mostra come il miracolo tedesco sia stato possibile grazie all'unica valvola di sfogo in assenza di cambio valutario flessibile.

Er foca decide di chiudere con un po di speranza: "Chiudere al meglio la legislatura sul tema dell'economia reale, evitando ulteriori offese al senso comune delle priorità, diventa allora un obbligo morale verso il Paese. Ma altrettanto obbligatorio è dar vita a una campagna elettorale centrata sulle cose concrete da fare per rilanciare la capacità di crescita del Paese, per difendere la forza competitiva delle sue aziende, per creare opportunità di lavoro. Perché questo è il tema della prossima legislatura. E chiunque si troverà a governare è su questo che si giocherà la propria credibilità".  Peccato che la speranza de er foca sia vana. La legislatura si chiuderà allo stesso modo in cui è proseguita durante questo anno. Senza nè arte nè parte. Solo seguendo i diktat europei, e quindi tedeschi, che ci hanno imposto la risoluzione del problema debito pubblico (che è aumentato), il miglioramento del rapporto deficit/PIL (che è peggiorato) e lo spread (unico obiettivo raggiunto ma inutile).

mercoledì 12 dicembre 2012

B. vs Monti e l'abbaglio del Sole(24Ore)

Lo sganciamento del PDL dall'allenza sostenitrice di governo ha fatto saltare i piani di Monti. Forse. In effetti, le persone che credevano che Berlusconi non sarebbe disceso in campo speravano invano. Nel Novembre del 2011 Berlusconi lasciò semplicemente per una questione economica e di immagine. Per farlo "sloggiare" Berlusconi dovette perdere capitali ingenti con la sua Mediaset. Inoltre il fuoco incrociato dei media internazionali lo fece diventare peggio di una barzelletta. E poi eccolo lì, il nostro salvatore. Mario Monti from Europe. L'eroe che avrebbe rimesso l'Italia al suo posto nel panorama internazionale, ridandole quella credibilità persa per colpa del governo precedente e delle sue nefandezze.

La realtà dei fatti ci impone però di fare alcune considerazioni ritenute da me fondamentali. Se si dovesse discutere dell'uomo Berlusconi, dell'uomo Monti o di qualunque altra figura politica italiana di spicco, potremmo indubbiamente utilizzare quantità di tempo immane. Senza cavare un ragno da un buco. Commentando prettamente l'azione politica, da quella economica a quella estera, è possibile invece osservare come i due personaggi sono agli antipodi. Il primo è un antieuropeista convinto, il secondo è pro Unione Europa ed Euro. La politica estera di Berlusconi è sempre stata atta allo sganciamento italiano dall'Europa e, in particolar modo, dagli Stati Uniti. Esempi chiari e lampanti sono stati gli stretti rapporti coltivati tra il Cavaliere stesso e Gheddafi, oltrechè con Putin. Chi pensa che queste relazioni interpersonali siano state impostate solamente per permettere a Berlusconi di trovare compagni di giochi o di merende, potrebbe non corrispondere al vero. Ricordiamo che Russia e Libia erano e sono tuttora due nazioni ricche di materie prime, nel particolar caso di petrolio e gas naturale. Gli accordi stipulati tra lo stato italiano e i due paesi stranieri ci avevano, infatti, dato una sorta di politica energetica alternativa a quella petrolaraba. Controllata dagli americani. Soprattutto dopo l'esito del referendum sul nucleare. Anche quella era un'alternativa, non so quanto valida, al petrolio. Monti invece ha riportato l'Italia sui binari europei. Più che europei, nord europei. Ciò che Monti ha fatto è stato far scendere lo spread.



Gli altri indicatori macroeconomici sono peggiorati. Questo è il risultato delle politiche di austerità europee che Monti ha implementato nel nostro paese. I consumi delle famiglie si sono contratti e di conseguenza la produzione delle imprese è andata calando. Quindi le aziende chiedono meno soldi alle banche, e quando lo fanno, è più per ripianare i bilanci che per fare investimenti. Conseguentemente la gente inizia a perdere il lavoro. Senza stipendio l'italiano non potrà comprare una casa, e quindi la percentuale di richieste di mutui crolla. Ma che ci importa? Lo spread è calato.
Lo stato è salvo perchè ora paga meno interessi sui titoli pubblici che emette! Per raggiungere questo importante obiettivo si è fatta una riforma delle pensioni altamente discutibile. Si è modificato l'articolo 18 per essere flessibili come la Germania (ha richiesto). Si sono fatti tagli orizzontali al welfare.

Forse qualcuno non si è accorto di questi dati. Adriana Cerretelli, del Sole 24Ore, dice :"Preoccupa e molto, invece, il rischio di vedere interrotto il cammino di consolidamento dei conti pubblici, delle riforme strutturali in larga parte ancora da fare e del recupero di credibilità del paese"
La cosa interessante è che la tabella sopra postata è del Sole24Ore eche, Adriana Cerretalli, auto smentisce la sua testata. La tabella mostra inequivocabilmente come il consolidamento dei conti pubblici non ci è stato. Debito pubblico aumentato. Rapporto deficit/PIL aumentato. PIL calato di due punti percentuali. Le riforme strutturali non si sono viste, a parti gli obbrobri sopra citati.
Adriana però aggiunge :"In entrambi i casi l'austerità non sarà rimessa in discussione, perché ritenuta strumento necessario a carburare una crescita sostenibile. Però sarà finalmente ammortizzata da stimoli europei all'espansione economica, agli investimenti nell'industria, nell'innovazione, nelle infrastrutture, nell'energia". Vero è che la speranza è dura a morire ma sperare che gli asini guidino navicelle spaziali mi sembra altamente fuori luogo. Come aspettarsi che dalle politiche di rigore e austerità ci possa essere una ripresa economica. Nella storia non mi ricordo ci siano stati casi del genere

Il terrore del Sole24Ore riguardante il ritorno di Berlusconi è solamente uno. Meno Europa se non addirittura l'uscita dalla stessa. Facendo parte del Partito Unico dell'Euro vedremo nel prossimo periodo attacchi di panico installati quotidianamente nella gente con articoli anti-Berlusconi, sul rialzo dello spread, sulla perdita di credibilità internazionale. Il tutto condito con dati, statistiche parzialmente veritiere.

Attualmente i primi due giorni successivi alla ridiscesa in campo di Berlusconi si sono conclcusi con un miglioramento sensibile del Ftse Mib, e lo spread in rialzo di 10 punti. Sicuramente ci sarà da aspettarsi minacce come quelle delle agenzie di rating (vedi Hollande e Francia). Oltrechè campagne giornalistiche pro Monti e pro Euro. Sicuramente nei prossimi 3-4 mesi non ci si annoierà.

giovedì 6 dicembre 2012

Italia-Germania 0-0

Mi permetto di segnalare e ripostare l'ottimo articolo di vocidallagermania.


L'ufficio federale di statistica pubblica i dati sul commercio estero del terzo trimestre 2012: da luglio a settembre gli scambi commerciali fra Italia e Germania sono in sostanziale pareggio e l'export italiano è in grande rimonta. E' iniziata la riscossa italiana? L'export verso l'Eurozona scende al 36% del totale.


Le esportazioni tedesche nel terzo trimestre 2012 sono cresciute del 3.6% rispetto allo stesso trimestre del 2011 raggiungendo i 275,4  miliardi di Euro. L'export nei paesi extra EU (paesi terzi) è cresciuto  del 9.9%, raggiungendo i 122.3 miliardi di Euro: la quota sulle esportazioni tedesche dei paesi terzi è cresciuta nel terzo trimestre 2012 raggiungendo il 44.4 %.

Fuori dalla UE sono cresciute con forza le esportazioni verso gli Stati Uniti, del 25.7% fino a 23.6 miliardi di Euro. In maniera significativa sono cresciute anche le esportazioni verso la Corea (+15.8 %, a 3.4 miliardi di Euro) e verso il Giappone (+12.9% a 4.6 miliardi di Euro). Meno significativo è stato l'aumento delle esportazioni verso la Russia (+7.6%, a 10.2 miliardi di Euro) e Cina (+0.9 % a 16.6 miliardi di Euro).

Le esportazioni verso i paesi membri della EU sono scese dello 0.9 % a 153 miliardi di Euro. Fra questi gli andamenti sono stati diversi: mentre le consegne nella zona Euro sono scese del 3% raggiungendo i 99.1 miliardi di Euro, le vendite verso i paesi UE non Euro sono cresciute del 3.3 % a 54 miliardi di Euro.

Il cliente piu' importante della EU è ancora la Francia (+3.8 %, 25,3 miliardi di Euro). Meno merci rispetto allo stesso trimestre del 2011 sono state vendute in Spagna (-13.2%, a 7.2 miliardi di Euro), Italia (-12.4 % a 12.9 miliardi di Euro), Portogallo (-11 % a 1.5 miliardi di Euro) e Grecia (-6.9 % a 1.2 miliardi di Euro). 

Significativo l'aumento delle spedizioni verso il Regno Unito (+13.9% a 18.8 miliardi di Euro).

I dati sono evidenti. I PIIGS sono in grande affanno. Hanno sostenuto l'export tedesco per molti anni. Ora la Germania sta ovviando a questo problema esportando fuori area euro. Vedi Uk, Corea, Giappone e Stati Uniti. Quanto durerà?

martedì 4 dicembre 2012

La cura della crisi economica greca. Ennesimo caso di malasanità?

Nella vita reale una persona affetta da una malattia, o che comunque ha un problema, necessita e richiede una cura. Questo è fuori discussione. Il vero punto sarà quale rimedio somministrare a tale paziente. La decisione sarà presa dal medico curante o, magari, da un'equipe. Non si sa mai. E poi il detto dice che due teste sono meglio di una. E se sono di più meglio ancora.

Nelle crisi economiche le cose non vanno poi tanto diversamente. Se uno Stato è in crisi o evidenzia un problema, bisogna trovare una soluzione. In una democrazia è sempre stato compito della politica risalire alla causa madre del problema e di porvi rimedio. Con dure ed estenuanti battaglie parlamentari. Oppure, come accadde, con dure ed estenuanti guerre nelle piazze, nelle strade.
Forse però il tempo delle democrazie è venuto meno. Questo sembra essere il tempo dei tecnici e dei tecnicismi. Se un governo ha un problema ecco che arriva un consulente, vestito e agghindato da politicante pro, con la ricetta pronta. La terapia è sempre la stessa. Poichè la malattia è la medesima.
I problemi sono l'alta spesa pubblica, l'elevato debito pubblico e il mercato del lavoro troppo ingessato.

Erano i primi di Novembre del 2011. E George Papandreu, figlio d'arte, dichiarava la volontà di chiamare il popolo a esprimersi sul referendum pro euro. Voleva che i greci stessi decidessero se accettare i massicci aiuti (afflussi di capitale estero) europei, con le conseguenze che stiamo vedendo oggi, o uscire dall'euro e dall'Europa, e vivere di stenti per poi cercare di rialzarsi. Il 10 novembre 2011 Papandreu si dimise da Primo Ministro.

Evidentemente il paziente doveva essere impazzito. Riteneva di potersi curare da solo. Con il tempo. L'equipe medica lo fece bloccare vicino l'uscita dell'ospedale. Lo riportarono di forza a letto. Fu sedato. Onde evitare altri tentativi di fuga. Non si sa mai.

Il nostro paziente non capitò per caso in ospedale con la malattia già in stato avanzato. I soliti check-up annuali erano fatti. E i medici dell'ospedale lo monitoravano. In silenzio senza dirgli niente. Senza preoccuparlo.


Un debito pubblico alto, ma stabile. Una spesa pubblica non tra le più alte. Anch'essa stabile.


Habemus problema. Dal 2004 in poi la Grecia cominciò ad avere, inesorabilmente, pesanti passivi di saldo di conto corrente. Ossia lo Stato esportava sempre meno e importava sempre di più. Si stava indebitando sempre di più con gli stati esteri, che le facevano credito, non potendo stampare moneta.
I sintomi c'erano. Erano evidenti. Un saldo di conto corrente negativo di circa 6 punti percentuali, già negli anni 2000 avrebbe dovuto destare allarme. I medici del paziente non se ne accorsero probabilmente. Forse perchè la banca che faceva prestiti al paziente era composta dalla stessa equipe medica che lo monitorava? Questo è complottismo direte voi! Però qualche dubbio rimane.

Lo shock esterno causato dalla crisi statunitense ha generato forti scompensi all'Europa. Vediamo "le cartelle cliniche" del paziente Grecia.


Nonostante la spesa pubblica non ha avuto sostanziali aumenti, il debito pubblico ellenico è letteralmente esploso dal 2008. Perchè?



Come si evince dal grafico, a partire dal 2008, vi fu l'inizio della crisi europea, successiva e conseguente a quella americana. Con un saldo di conto corrente negativo di quattordici punti percentuali fu un dato devastante. In quel momento lo stato iniziò ad indebitarsi fortemente. Le esportazioni crollarono, le importazioni meno. 

La cura imposta e somministrata alla Grecia, è stata una massiccia spending review. Bel termine inglese per dire tagli. Guardando l'ultimo grafico, l'importantissimo saldo delle partite correnti, si osserva come la situazione, nel 2014 tornerà vicina alla normalità. Sbagliato. Quel dato di circa 3 punti percentuali negativi di current account balance è solo il risultato di tagli alla spesa pubblica (stipendi, pensioni, investimenti, sanità, etc.), di un crollo delle importazioni (imposto dai consulenti tecnici) e massicci trasferimenti di capitali (esteri).

Volendo non essere complottisti e disfattisti bisogna comunque notare come a un paziente con una brutta polmonite sia stata somministrata una cura per malati terminali di cancro. Rimedio sbagliato, insensato e dannatamente nocivo. Il tempo, non molto ormai, ci dirà se l'equipe di professoroni ha prescritto la cura giusta. O se magari questo sarà l'ennesimo caso di "mala sanità".